Il trend dei dim sum

I dim sum si stanno conquistando uno spazio tutto loro nei trend delle preferenze gastronomiche degli italiani.

Le mode sono una costante del nostro mondo. Quello che ieri sembrava nuovo e originale oggi è etichettato come noioso, o già visto. Quello che è tradizionale viene riscoperto e poi abbandonato (per esser poi ritrovato). Nuove informazioni (ad esempio in campo medico) fanno sorgere o tramontare trend. Vengono suggeriti nuovi abbinamenti e modificate le abitudini. Questo avviene anche con la maggior parte dei piatti.

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La riscoperta della cucina cinese

E dei suoi piatti

I ristoranti cinesi negli ultimi anni stavano letteralmente sparendo. Al loro posto sono sorti ristoranti giapponesi o ramen bar. Adesso stanno riapparendo nelle strade delle principali città di tutto il mondo, da New York a Londra. Lo stesso accade in Italia.

Oggi si riscoprono le diverse cucine tradizionali cinesi. La Cina è infatti la culla di moltissime gastronomie, oltre alla cucina cantonese. Quest’ultima rimane però la più conosciuta in Italia. Il trend attuale è quello di aprire locali quasi mono-proposta. Nascono così ristoranti legati a un singolo prodotto di questa cucina. I dim sum tradizionali, ad esempio, sono piatti della cucina della Cina meridionale. Originari in particolare di Hong Kong. Nascono come ristoro per i viaggiatori dell’antica Via della Seta. Qui vennero aperte infatti case da tè in cui servivano questo e altri piatti.

I dim sum in locali totalmente dedicati

Stanno aprendo anche in Italia locali dedicati unicamente ai dim-sum.
Da molti confusi con i ravioli, da sempre presenti nella voce “antipasti” dei ristoranti cinesi, essi in realtà sono molto di più e possono diventare anche il pasto principale.

Innanzitutto non sono solo ravioli. Si tratta di piccoli bocconcini della tradizione cinese che possono avere diversi ripieni (carne, pesce, verdura, pane, riso o polpettine) e vengono realizzati con la farina di riso. Possono essere cotti al vapore, stufati o fritti.

Mangiarli è un rito sociale, da svolgere preferibilmente in compagnia. In questo modo è possibile ordinarne tanti tipi diversi. Analogamente alle tapas spagnole, se ne assaggiano più varianti, con ripieni differenti.

Questo è uno dei motivi per cui difficilmente si mangiano da soli. Quando si è in molti se ne possono ordinare diversi tipi e condividerne le porzioni. Il nome di questo piatto deriva da un antico verbo cantonese che significa “spizzicare”.I dim sum infatti vengono consumati all’interno di un rito vero e proprio, detto yum cha (“bere il tè”). É un susseguirsi di piccole porzioni che di solito servono in cestini di bambù.

Questi vanno accompagnati con una tazza di tè esclusivamente amaro. Possono essere conditi anche con la salsa di soia. Generalmente si svolge nel weekend, come il brunch. Non ha un orario preciso. Può avvenire dalla prima mattinata al tardo pomeriggio. Non deve essere mai di sera. Spesso viene svolto la domenica mattina. Diventa così un’occasione per i bambini per stare insieme ai propri nonni. Questo rito segue specifiche norme comportamentali e la condivisione ne è una parte fondamentale.

Un tempo venivano anche serviti al carrello. Da qui si prendevano i bocconi preferiti. Sempre diversi ad ogni passaggio. Seguivano una rigida successione: dai leggeri panini al vapore, ai fritti e poi ai dessert.

I dim sum in Italia

In Italia sono ormai diventati protagonisti nei menù dei ristoranti cinesi. Questi li stanno includendo sempre di più nella loro offerta. Secondo l’Osservatorio di Just Eat, che analizza le tendenze del cibo a domicilio in Italia, il re rimane il pokè. Si fanno strada il Bao, con le sue varianti, e i famosi ravioli cinesi, che attestano un incremento di richieste del +350%. A essi si affiancano i dim sum, con una crescita del +175%. I più ordinati sono gli shao mai, quelli alla griglia, con carne di maiale. Li seguono le versioni con gamberi e verdure.
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