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Il riso Originario è una varietà di riso molto particolare e facilmente riconoscibile per alcune sue caratteristiche distintive. Innanzitutto, il termine “Originario” ha un significato ben preciso: questa tipologia di riso prende il nome dal fatto che rappresenta una delle prime varietà coltivate in Italia, risalendo alle origini della risicoltura nel nostro Paese. Proprio per questa ragione, viene considerato un capostipite della produzione risicola italiana. Il nome, quindi, non è casuale: è legato alla lunga storia e alla tradizione agricola che accompagna questa varietà fin dagli albori della coltivazione del riso nelle campagne italiane.
Il riso Originario si distingue principalmente per la dimensione e la forma del chicco: piccolo, tondeggiante e perlato. Queste caratteristiche lo rendono visivamente e tecnicamente diverso da altre tipologie di riso e, proprio grazie alla sua forma, viene spesso scelto per specifici impieghi in cucina, come vedremo più avanti. Il suo nome, evocativo della sua storia, contribuisce anche a trasmettere un senso di autenticità e tradizione, rendendolo ancora oggi una scelta apprezzata da chi cerca ingredienti semplici ma legati alla cultura gastronomica del territorio.
Il riso Originario è una varietà molto diffusa in Italia e, nonostante sia una delle tipologie più antiche, è ancora oggi ampiamente coltivata e facilmente reperibile. È presente nella maggior parte dei supermercati, nei negozi di alimentari e nelle gastronomie specializzate, anche se la sua diffusione non si limita alle sole zone di produzione.
Le principali aree di coltivazione di questa varietà si trovano nelle regioni del Nord Italia, in particolare in Piemonte e Lombardia, territori noti per la loro lunga tradizione risicola. In queste zone, le condizioni ambientali e climatiche sono ideali per la coltivazione del riso, e ciò ha permesso al riso Originario di mantenere una presenza costante nei campi agricoli e sugli scaffali dei negozi.
Nonostante la sua antichità, il riso Originario non è affatto una varietà di nicchia o difficile da trovare: al contrario, grazie alla sua versatilità e al costo generalmente contenuto, continua a essere scelto da molti consumatori italiani per diverse preparazioni culinarie. Il fatto che sia facilmente reperibile lo rende una valida alternativa ad altre varietà più recenti o più costose, soprattutto per chi desidera un riso che cuocia velocemente e abbia una consistenza morbida.
Dal punto di vista botanico, il riso Originario appartiene alla varietà Japonica, che si contrappone alla varietà Indica, caratteristica dei risi a chicco lungo come il riso basmati o il riso Jasmine. Il chicco del riso Originario è corto, piccolo e tondeggiante, con una lunghezza inferiore ai 5,2 millimetri, e ha una superficie perlata, il che significa che appare leggermente traslucida ma con una parte centrale più opaca.
Queste caratteristiche permettono di distinguerlo facilmente da altre varietà di riso, come il Carnaroli, l’Arborio o il Vialone Nano, che sono più grandi e hanno un contenuto di amido maggiore, qualità che li rende più adatti alla preparazione di risotti. Il riso Originario, invece, tende a rilasciare meno amido durante la cottura rispetto a questi ultimi, anche se sempre di più rispetto ai risi a chicco lungo.
Una caratteristica importante da notare è che, se non cucinato correttamente, il riso Originario può scuocere più facilmente rispetto ad altre varietà. Questo perché il suo chicco, essendo piccolo e compatto, cuoce rapidamente e tende ad assorbire acqua in maniera più veloce. Tuttavia, proprio questa sua “fragilità” può diventare un vantaggio in alcune preparazioni che richiedono una consistenza morbida o appiccicosa. In particolare, è apprezzato per la sua capacità di compattarsi, una qualità che lo rende ideale per piatti che necessitano di una certa coesione tra i chicchi, come arancini, supplì o timballi. Scopri in quanti modi è possibile utilizzare il riso originario in cucina, gli abbiamo dedicato un approfondimento!
Il riso Originario trova ampio impiego in cucina, grazie alla sua versatilità e alla sua capacità di adattarsi a numerose preparazioni. Il suo impiego principale è sicuramente nelle minestre e nelle zuppe, dove la sua consistenza tenera e il chicco piccolo si amalgamano bene con i brodi e gli altri ingredienti. È molto utilizzato anche nella preparazione di dolci al cucchiaio a base di riso, come il riso al latte, dove la sua morbidezza diventa un punto di forza.
Un altro impiego frequente è nelle ricette che prevedono una lavorazione successiva del riso cotto, come gli arancini, i supplì e i timballi. In questi casi, la capacità del chicco di “tenere insieme” il composto è fondamentale: il riso Originario, grazie alla sua tendenza a legare e alla consistenza compatta che assume una volta cotto, è perfetto per queste preparazioni.
Il riso utilizzato nella preparazione del sushi in Giappone appartiene alla varietà Japonica, la stessa categoria cui fa capo anche il riso Originario coltivato in Italia. In Giappone, questo riso è noto come uruchimai: si tratta di un riso a chicco corto, molto simile per forma e composizione al nostro Originario. Entrambe le tipologie si caratterizzano per chicchi piccoli, tondeggianti e lievemente traslucidi, con un’elevata presenza di amido che, una volta cotto, conferisce loro una consistenza morbida e una buona adesività.
Dal punto di vista qualitativo, non esistono grandi differenze tra un buon riso Originario italiano e le più rinomate varietà giapponesi da sushi, se non per l’area di coltivazione, ovviamente.
Un Originario di alta qualità, come la varietà Selenio, offre un risultato finale molto simile a quello del riso giapponese, sia per quanto riguarda il colore e il profumo, sia per consistenza e sapore. La differenza principale riguarda la lavorazione e la destinazione commerciale: mentre in Giappone il riso da sushi viene spesso venduto appena raccolto e lavorato con metodi tradizionali, l’Originario italiano è, di norma, destinato a minestre e minestroni. Tuttavia, per l’uso nel sushi, viene sottoposto a una selezione accurata, con controlli sulla forma dei chicchi e confezionamento sottovuoto per conservarne l’umidità ideale.
Il riso Originario rappresenta, quindi, un’alternativa valida e conveniente al riso giapponese importato. È più facilmente reperibile e costa meno, pur offrendo prestazioni molto simili. L’unica accortezza richiesta è una certa precisione nella cottura: se si eccede con l’acqua o con i tempi, i chicchi possono risultare troppo molli rispetto alle varietà giapponesi più compatte. Tuttavia, nelle cucine domestiche, queste differenze sono spesso impercettibili, rendendo l’Originario una scelta eccellente per chi desidera preparare sushi senza ricorrere a ingredienti d’importazione.
Per ottenere un buon risultato, è fondamentale lavare bene il riso prima della cottura: questo passaggio aiuta a eliminare l’amido superficiale in eccesso, che altrimenti renderebbe il riso troppo colloso. La tecnica di cottura consigliata è quella per assorbimento, che consiste nel cuocere il riso in una quantità precisa di acqua – senza scolarlo – fino a completo assorbimento di quest’ultima. Una volta cotto, il riso viene rapidamente raffreddato stendendolo in un recipiente largo e mescolato con un condimento a base di aceto di riso, zucchero e sale. Questo processo è fondamentale per ottenere la giusta texture e il tipico sapore del riso da sushi.
Il riso Originario, pur essendo una varietà tradizionale e antica, si presta a numerosi usi moderni e creativi in cucina. La sua facilità di reperimento, unita alla sua versatilità, lo rende una scelta valida non solo per piatti della tradizione italiana, ma anche per preparazioni internazionali come il sushi.

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